DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (Tratto da un articolo di S.Andolfi)

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Tratto da un articolo di S. Andolfi

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono tra i disturbi più frequenti che uno studente può incontrare. I primi segnali della presenza di DSA possono essere riscontrati già in età prescolare per questo motivo gli insegnanti della scuola dell’infanzia dovrebbero saper riconoscere i segnali di rischio per poter intervenire fin da subito con attività didattiche e pedagogiche mirate. Il carattere evolutivo dei DSA modifica le manifestazioni del disturbo, che mutano nel corso degli anni e assumono caratteristiche diverse in base alle fasi del ciclo scolastico. Se durante la scuola primaria le difficoltà principali si riscontrano a livello delle abilità di base, nei successivi cicli sono maggiormente evidenti problematiche legate a competenze più evolute quali la comprensione e la produzione di testi scritti, l’autonomia nello studio, la padronanza dei termini specifici delle materie di studio.

Compito dei docenti, di ogni ordine e grado, è quello di rilevare problematiche nell’apprendimento che siano resistenti alle normali attività di recupero scolastico e di segnalare alla famiglia, in modo che possano essere valutate in un contesto diagnostico adeguato. La valutazione dei DSA comprende due fasi: la prima è rivolta alla ricerca di fattori di esclusione, ovvero possibili spiegazioni per le difficoltà di apprendimento incontrate; la seconda fase mira a rilevare le difficoltà specifiche a carico degli apprendimenti in un quadro intellettivo nella norma. solo in presenza di fattori di inclusione e in assenza di fattori di esclusione è dunque possibile parlare di DSA.

Il ricorso a uno specialista è fondamentale poiché sul piano comportamentale è difficile distinguere tra una difficoltà di apprendimento e un vero e proprio disturbo, in quanto entrambi comportano un rendimento scolastico inadeguato. Il disturbo di apprendimento vero e proprio è caratterizzato dalla presenza di una condizione innata che si manifesta fin dai primi momenti della scolarizzazione.

I DSA attualmente riconosciuti in Italia sono:

  • Dislessia: disturbo specifico della decodifica del testo scritto; si manifesta attraverso una velocità di lettura al di sotto delle attese in base agli anni di frequenza scolastica e a un elevato numero di errori;

 

  • Disortografia: disturbo specifico della compitazione che si manifesta attraverso un elevato numero di errori nella scrittura e la difficoltà nel rispettare le regole ortografiche della lingua in cui scrive;

 

  • Disgrafia: disturbo specifico della scrittura di natura motoria che si caratterizza per una grafia spesso illeggibile, macro e/o micro grafia, pressione eccessiva sul foglio e scarso rispetto degli spazi sul foglio;

 

  • Discalculia: disturbo specifico delle aree di numero, calcolo e senso del numero. Gli studenti con discalculia mostrano difficoltà nella lettura e scrittura dei numeri, nella memorizzazione dei fatti numerici, nel calcolo scritto e a mente, nel giudizio di numerosità e nel confronto tra grandezze numeriche.

Nonostante i DSA abbiano un carattere evolutivo, esistono alcuni segnali che devono destare sospetti nei docenti:

  • facile faticabilità e difficoltà nel prestare attenzione per lunghi periodi, rendimento altalenante anche all’interno della stessa giornata, lentezza esecutiva;
  • lettura ad alta voce stentata, monotona e poco armoniosa, presenza di errori di lettura, errori in scrittura e vocabolario povero;
  • scarso rispetto delle regole ortografiche, errori a livello morfologico e sintattico, produzioni scritte non sempre adeguate dal punto di vista della forma;
  • scarso rispetto nella conversione grafema-fonema;
  • scrittura di difficile decifrazione, macrografia o micrografia con possibili fluttuazioni tra le due, costruzione di lettere e numeri inusuale, scarso rispetto dei binari e dello spazio sul foglio;
  • errori nella lettura e scrittura di numeri, errori o lentezza nell’eseguire calcoli a mente, errori di calcolo o di procedura nelle operazioni scritte, scarsa conoscenza dei fatti numerici, insicurezza nel confrontare quantità astratte e nel manipolare grandezze;
  • errori nella lettura, scrittura o memorizzazione di date, numeri di pagina o di esercizi.

Nel caso in cui uno o più fattori venissero riscontrati uno studente, il docente è tenuto a mettere in atto attività di recupero didattico. Nel caso in cui gli interventi tentati non diano miglioramenti soddisfacenti entro qualche settimana, è consigliabile informare i genitori delle difficoltà riscontrate e suggerire l’invio presso un professionista qualificato per un approfondimento.

Il primo passo da compiere dopo la diagnosi è comprendere il funzionamento scolastico dello studente, individuando le modalità di apprendimento privilegiate e i suoi punti di forza; entro tre mesi dalla consegna della diagnosi il consiglio di classe è tenuto a stendere un PDP (piano didattico personalizzato), con le informazioni relative allo studente, alla diagnosi ottenuta e al suo funzionamento, oltre all’elenco di tutti gli strumenti compensativi e misure dispensative che ciascun docente si impegna ad attuare per supportare l’apprendimento dello studente. Gli strumenti compensativi includono ausili informatici, mediatori didattici e strategie che permettono allo studente di “compensare” e quindi superare le proprie difficoltà; tra i più comuni troviamo:

  • per l’abilità di lettura: sintesi vocali, mappe concettuali, tabelle dei verbi o delle declinazioni;
  • per l’abilità di scrittura: programmi di videoscrittura con correttore ortografico, mappe concettuali;
  • per le abilità matematiche: calcolatrice, tabelle e formulari.

Le misure dispensative consistono invece nell’esonero da una richiesta, per esempio:

  • per la lettura: esonero dalla lettura ad alta voce;
  • per la scrittura: dispensa dal prendere appunti o dalla copiatura;
  • per l’area matematica: esonero dall’esecuzione di calcoli.

Qualora non sia possibile utilizzare uno strumento compensativo, in alternativa alla dispensa si può attuare la riduzione del carico di lavoro o delle richieste.